venerdì, ottobre 21, 2005

È tornato! Celentano!

Dopo averci sfracellato le cosiddette per mesi col nuovo video dei Gorillaz spacciato per promo del programma, Rockpolitik inizia con l'avvertenza "attenzione: questo programma va ascoltato ad alto volume". Non esiste: e poi i miei insulti chi li sente? Sui titoli di testa, la voce di Celentano fuori campo (dal bagno) pronuncia frasi oscure in uno slang spagnoleggiante. Inizia lo spettacolo, e sulle prime il tutto mi pare un video di Battiato: non so perchè, ma i cinque bantù con la chitarra da lontano mi erano sembrati dei bonzi (o amminoacidi, adesso non saprei). Poi inquadrano Celentano, di spalle, col cappotto di Devilman. Parte una canzone in playback. La scenografia è maestosa, ma il regista inquadra sciaguratamente il grande schermo col karaoke, e tutta la grandeur va a farsi friggere. La canzone dura un quarto d'ora, giusto il tempo di rendersi conto di come caspita si è conciato lo show man, che indossa due tombini ai piedi e una camicia variegata al caffè. Celentano passa in mezzo a tre specie di Sugababes, mentre una chitarra sottolinea i passaggi del suo primo monologo, tutto giocato sulla dicotomia rock/lento ("Valentino Rossi è rock, la carbonara è rock, il silicone è lento, Paperino è rock, Topolino è lento"). Poi parte a cantare Be-Bop-a-Lula, e mi sorge il dubbio che sulla camicia abbia vomitato qualcuno. Altre tre ore di canzone, poi buio pesto e il cono di luce indugia su di un podio con Depardieu, che parla di tanta "inerzìa in senato. Perchè non legiferate? Oggi arrivano i barbari". La lettura si protrae, mentre cerco nervosamente la pagina 777 di Televideo. Ciò che irrita del discorso è che intuisci che dietro c'è un significato, ma poi non si capisce NIENTE, e mica solo perchè Depardieu è arrivato in studio direttamente dall'osteria. Rientra in scena Celentano, che sfoggia un auricolare fissato all'orecchio col nastro adesivo, e inizia a conversare con l'ospite. Il telefono mi salva dai primi minuti di questo dialogo improvvisato, il resto è giocato su doppi sensi da Bagaglino col pubblico che si scompiscia. Poi si comincia a far sul serio, e compaiono sullo schermo le foto di Biagi, Grillo e Luttazzi con le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi e incentrate sui motivi che li hanno spinti a rifiutare l'invito a comparire nel programma. L'atmosfera si fa cupissima e la voce registrata di Celentano ricorda il giorno in cui Berlusconi - riferendosi alla triade - parlò di uso criminoso della televisione. Un filmato documenta l'evento, poi un'efficace carrellata mostra l'anonima posizione che l'Italia occupa nella classifica della libertà di stampa. Tocca a Del Noce, che ci viene mostrato in una curiosa foto con la permanente, mentre il testo a lato si riferisce alla sua dichiarazione dei giorni scorsi relativa all'autosospensione dalla RAI. Infine tocca a Lucia Annunziata, che ridimensiona il ruolo degli uomini di spettacolo nella comunicazione. Il tono di Celentano si fa messianico ed è lì, davanti a tre banchi vuoti, che entra Michele Santoro. Celentano, simbolicamente, gli rende un microfono. Lì penso che sarebbe bellissimo se Santoro cantasse Game Over di Jeansy, shockando tutti. Santoro invece parla di Biagi e Luttazzi, solidarizzando, e ricorda la "teoria della medicina" pronunciata da Indro Montanelli. Poi reclama "il suo microfono", metafora del suo precariato, e chiede di poter dire quello che vuole per una manciata di secondi. Sembra Oliver Twist. Annuncia il ritorno, promette che questa volta andrà "fino in fondo" e si rivolge al pubblico: "viva la fratellanza, viva l'eguaglianza, viva la cultura, evviva la libertà". Ovazione. Mentre San Francesco d'Assisi lascia il palcoscenico, Celentano si riappropria della scena e mostra la classifica della libertà di stampa aggiornata, con l'Italia al primo posto: "almeno per questa sera siamo primi in classifica". Secondo me si sono mantenuti cauti, io la butto lì. Anche perchè il cuoco di Berlusconi sta guardando la trasmissione, e loro questo lo sanno. Parte "Azzurro", che potrebbe diventare il nuovo inno di Forza Italia. Celentano sbaglia le parole, e l'orchestra si ispira chiaramente alla Demo Band. È il momento di Antonio Cornacchione, ed è subito Zelig. Tra il pubblico si intravede Massimo Moratti. Dopo il lunghissimo monologo entrano quattro specie di Gipsy King, che accompagnano Maurizio Crozza travestito da non si sa bene cosa (un gitano?): nuovi riferimenti a Del Noce e una cover creativa ispirata alle primarie. L'atroce dubbio: ma non è che quelli sono i veri Gipsy King? Nel frattempo Celentano starà facendosi un panino con la mortadella, perchè l'ultima volta è apparso circa un'ora fa. Crozza conclude con un omaggio-sfregio a Don Backy, l'eterno rivale di Celentano. Telepromozione con Lillo e Greg.Si torna in scena con musica enfatica e scenografie stile ghetto. Parte un filmato in bianco e nero che alterna immagini di guerra e di rock'n roll anni '50. Poi si passa a parlare di guerra in Vietnam, di Kennedy, di Elvis: un minestrone di verdure, in cui le schitarrate si alternano alle esplosioni. Un'altra di quelle cose che domani faranno gridare al genio. Infine, carrellata di ennesime immagini-shock: bambini denutriti, inermi, piangenti, deformi, monchi. Lo strazio diventa stucchevole quando appare la manona di Celentano versione cartoon che schiaccia il pulsante che annienta il mondo con tutte le sue brutture. Ecco, io lo so che in questa trashcronaca non si capisce un tubo e che il flusso degli eventi è un po' caotico: la trasmissione di più, però, lo garantisco. Dopo 10 minuti di silenzio, Celentano brandisce un ombrello (?) e intervista un tizio in prima fila, che immagino sia un dirigente RAI, perchè spende qualche parola distensiva su Del Noce. Celentano abbocca e finisce a tarallucci e vino. Poi chiede l'acqua e inizia una lezione sull'Illuminismo. Ora, io ho una puntata di One Piece registrata e in arretrato: che diamine ci faccio qui? Nel frattempo giunge la notizia che Depardieu recitava Kavafis. Ah. Durante l'omelia Celentano si rivolge a Santoro, che parla sempre con grande umiltè, remissivo e penitente. Si apprende anche che i vestiti sono di Armani (il quale del resto aveva già perso la mia stima col vestito da sposa di Alexia): in questo momento Celentano indossa un costume da dottor Balanzone. Sui contenuti del pistolotto vi rimando ad osservatori e analisti più attenti, perchè io sono troppo distratto dai dettagli: c'è quel dirigente RAI di cui vi dicevo che in questo momento sta mandando un messaggino col cellulare. Mi risveglio perchè il guru cita Prodi e Berlusconi. Non capisco se si sta parlando di ecologia, archeologia o punto croce. Dico anche che se entro cinque minuti Celentano non dice la sua su Loredana Lecciso, distruggo il televisore a colpi d'accetta. All'improvviso parte la colonna sonora di Eyes Wide Shut: PAURA. Le immagini documentano lo sfacelo urbanistico introdotto dal progresso (ho deciso che da questo momento mi lancio in mille interpretazioni beote, tanto fa lo stesso). Questa roba stronca le resistenze residue, però ascoltare la musica scelta da Kubrick per i suoi film è sempre molto bello. Dopo un'eternità si torna su Celentano, e giù di nuovo a parlare di qualsiasi cosa (l'inquinamento, l'abusivismo, gli immobiliaristi, l'effetto serra, la Pimpa). Il molleggiato è prudente: colpisce sempre nel mucchio, bacchetta equamente destra e sinistra. Dopo un'ora e mezza dall'inizio del monologo, mentre mi chiedo che cosa succederà nella prossima puntata, capisco che la mia interpretazione sullo sfacelo urbanistico era corretta. Tirare a indovinare stasera è più appassionante del sudoku. Parte "L'arcobaleno", e Celentano stavolta canta dal vivo, dando le spalle al pubblico. Riattacca Eyes Wide Shut (se in questo momento facesse il suo ingresso Rosita Celentano truccata da Satana sarebbe il non plus ultra, potrei tirare le cuoia dal terrore), mentre la regia inquadra una specie di Chinatown, da cui fa il suo ingresso in scena la tizia dello spot "Antonio? Fa caldo!", che sfoggia un bel personalino e reca in mano una valigia: pare la Bellucci dieci anni fa. Celentano ha le orecchie pelose: a Natale un trimmer, capito Claudia? Parte l'ennesima canzone, e appaiono sullo schermo immagini trash tratte da "L'isola dei famosi" e "La Talpa". Un brivido mi scorre lungo la schiena: l'ultima immagine polemica è dedicata alla Ventura che parla con Al Bano. Peccato che anzichè 5 minuti sono passati 5 giorni, e il mio televisore ormai è bell'e andato. Torna Cornacchione: divertente, eh, ma quando arriva la televendita? Una domanda spontanea: questo programma è rock o è lento? È lento. Le pause però aiutano il cronista, che ha il tempo di riordinare le idee. Il cronista pensa che la noia si affetta col coltello, ma pensa anche che è la noia la cifra stilistica di un programma di questo genere, che proprio per la sua natura di evento monumentale attira e avviluppa, ipnotizza e stramazza. E se questo accade c'è del merito, of course. Si respira il lavoro di una razza in via d'estinzione, perchè in televisione gli autori non ci sono più. E se questo è quello che gli autori superstiti riescono a partorire, sia pure di una lungaggine estenuante, è pur sempre qualcosa di ragionato, dunque migliore. In altre parole: bel programma, ve lo consiglio, ma la settimana prossima ve lo guardate voi, eh, che io piuttosto mi ammazzo. Nel frattempo, è arrivato Ligabue: duettate, È UN ORDINE CAZZO. Sei ore di chiacchere e poi cantano una cover italianizzata di These boots are made for walking (bella). Non ricordavo che la canzone contasse VENTICINQUE STROFE, però: BASTA! Mi sono appena accorto che Repubblica.it sta facendo una specie di ultim'ora minuto per minuto dei messaggi più significativi pronunciati da Celentano questa sera: se non è trash questo, ditemi cosa. Ligabue poi canta una canzone da solo, e mi sfiora il dubbio che la trasmissione finirà giusto in tempo per dare la linea ad Uno Mattina, visto che devono ancora esibirsi i Negrita. Pubblicità. Eccoli i Negrita, speriamo che si spiccino. Mezz'ora di frastuono e poi partono immagini di devastazioni climatiche a caso. Entra in scena Crozza versione George Bush: tanto bravo quanto noioso. Il suo è un monologo che serve a riflettere, non a ridere: ma è quasi mezzanotte, non ce la posso fare. La regia - ubriaca - inquadra di nuovo il gobbo: Crozza sta leggendo tutto. Torna Celentano, dopo l'ammazzacaffè, e canta "24000 baci". Ci sono momenti in cui si trascende nel morandiano. Finisce la canzone e - a sorpresa - il conduttore dichiara chiuse le ostilità e rimanda tutti a giovedì prossimo. Ma che, finisce così? E i bonzi? E le Sugababes finte?

2 commenti:

Michele ha detto...

S-P-E-T-T-A-C-O-L-O-C-A-R-M-A-S ... e ho detto tutto.
:)

Anonimo ha detto...

Dopo anni mi stupisci ancora.....continuo a pensare che sei sprecato come ING....dovevi fare il critico :DDDD
buon compleanno +1 g!!