Indimenticabile il suo accento milanese che per lui era diventato un modo di essere, e la sua presenza, sempre perfetta, sempre abbronzato, icona di una generazione che ne ha tratto il modo di parlare... un concentrato di anni ottanta che ha resistito al politicamente corretto.
Alzi la mano chi non si ricorda le sue esclamazioni tipiche "Taaac!", "Esatto!", "Uè testina", fino a "Ehi Africa" rivolto al maggiordomo di colore in quello che lo ha reso famoso per sempre, il ruolo del commendator Zampetti nei Ragazzi della Terza C.
Ma non era solo quello, era molto di più, a cominciare dalla prima apparizione in Ecceziunale veramente (1982) in cui nel cast era creditato come "snob" ma già faceva vedere i tratti del suo personaggio, il tipo che non sai se odiare o prendere per i fondelli, talmente sopra le righe da non essere mai considerato sul serio: arricchito, razzista, donnaiolo e ignorantello, ma nel contempo anche viveur dalle citazioni acculturate (pur non leggendo mai i libri, ma le quarte di copertina perché bastano per stare in società). Chiedere a Virna Lisi (Sapore di mare), che cercava di fargli ricordare i tempi dell'amore in macchina e lui rispondeva "Ma cosa avevo? Un Alfone 1900 o l'Aurelia Spider? No, la Porsche, auto di grande libidine".
Solo una volta, grazie a Dino Risi, ha ceduto alla prova d'attore con un ruolo drammatico in Lo scemo di guerra, ma è subito tornato alla vita da cummenda. Fino all'ultimo attracco in barca: "Lasciate spazio, io è dal '52 che pascolo qui".
Nessun commento:
Posta un commento