mercoledì, marzo 29, 2006

Fatevi convertire! Lo dice L'Unità!

Inquietante articolo apparso sabato scorso sul quotidiano L'Unità, a firma nientemeno che di Antonio Padellaro, illustre sconosciuto per me ma addirittura direttore dello stesso quotidiano.
In questo (delirante) editoriale si leggono frasi come "dopo aver conquistato il potere con le politiche di aprile il centrosinistra dovrà infatti pianificare una strategia per addomesticare i bollenti spiriti di questa minoranza di massa, combattiva, entusiasta che si sente consustanziale con il fondatore del partito e quasi unita a lui in una sorta di corpo mistico".
Il riferimento è per gli elettori non della sua parte, definiti successivamente come "minoranza di massa, otto milioni di persone, pronte a riempire di corsa interi teatri per osannare il leader e invocare malefici contro l’odiato nemico Prodi". E ancora "Non la solita destra qualunquista e senza identità ma donne e uomini di ogni classe, ceto, mestiere e professione intimamente convinti che il capo dica il vero quando sostiene che il centrosinistra cova una irrimediabile vocazione illiberale e stalinista".
Normalmente, su un articolo come questo ci sarebbe da farsi grosse risate... il problema invece è che l'autore è serio e non ha suscitato alcuno scalpore! Ma come sarebbe? Attenzione, cazzo! L'annuncio è purtroppo preoccupante nella sua lucida follia! La frase conclusiva dell'articolo "si preannuncia un lavoro più lungo e profondo della semplice vittoria elettorale", nel suo tronfio egocentrismo, dovrebbe motivare gli ancora indecisi a recarsi alle urne per fermare questo pazzo e i suoi accoliti (oltre, imho, a compattare ancora di più gli avversari che potevano essere perplessi dopo alcune dichiarazioni di Berlusconi).
Io invece concludo questo mio post citando parola per parola l'articolo di Carlo D'andrea che mi ha informato sulla vicenda:

Sfugge evidentemente al direttore dell’Unità quanto il suo stesso editoriale costituisca il sostegno più concreto alla paure paventate dal premier. Se qualcuno come il sottoscritto nutriva non pochi dubbi sull’utilità di ricorrere ancora allo spauracchio del comunismo la lettura dell’editoriale di Padellaro ha fugato ogni incertezza. La sua idea ripropone quella presunta superiorità morale in nome della quale l’intellighenzia di sinistra pretenderebbe ancora di dominare la cultura del nostro Paese, chiudendo ogni spazio ad un pensiero diverso dal proprio. Il direttore dell’Unità che si siede in cattedra e pianifica la conversione degli infedeli riafferma la cultura religiosa insita nel pensiero politico della sinistra, per cui la società si divide in bene e male, in buoni, sotto le fronde ovviamente della Quercia, e in cattivi che seguono la via tracciata dal Caimano. Ecco quindi che la rabbia della sinistra non può limitarsi alla demonizzazione di Silvio Berlusconi ma va estesa necessariamente al suo popolo che, dopo la conquista di Palazzo Chigi, dovrà essere spinto a redimersi da questa perversa propensione politica. Eppure questo stesso appello è anche il riconoscimento più manifesto della debolezza di una sinistra post-comunista come quella italiana che rifiutando il dialogo si dimostra ancora incapace di rappresentare tutti gli italiani che in quelle radici non si riconoscono.

Il testo originale si trova su RagionPolitica, pubblicato in data 28 marzo 2006.

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