In questo (delirante) editoriale si leggono frasi come "dopo aver conquistato il potere con le politiche di aprile il centrosinistra dovrà infatti pianificare una strategia per addomesticare i bollenti spiriti di questa minoranza di massa, combattiva, entusiasta che si sente consustanziale con il fondatore del partito e quasi unita a lui in una sorta di corpo mistico".
Io invece concludo questo mio post citando parola per parola l'articolo di Carlo D'andrea che mi ha informato sulla vicenda:
Il testo originale si trova su RagionPolitica, pubblicato in data 28 marzo 2006.Sfugge evidentemente al direttore dell’Unità quanto il suo stesso editoriale costituisca il sostegno più concreto alla paure paventate dal premier. Se qualcuno come il sottoscritto nutriva non pochi dubbi sull’utilità di ricorrere ancora allo spauracchio del comunismo la lettura dell’editoriale di Padellaro ha fugato ogni incertezza. La sua idea ripropone quella presunta superiorità morale in nome della quale l’intellighenzia di sinistra pretenderebbe ancora di dominare la cultura del nostro Paese, chiudendo ogni spazio ad un pensiero diverso dal proprio. Il direttore dell’Unità che si siede in cattedra e pianifica la conversione degli infedeli riafferma la cultura religiosa insita nel pensiero politico della sinistra, per cui la società si divide in bene e male, in buoni, sotto le fronde ovviamente della Quercia, e in cattivi che seguono la via tracciata dal Caimano. Ecco quindi che la rabbia della sinistra non può limitarsi alla demonizzazione di Silvio Berlusconi ma va estesa necessariamente al suo popolo che, dopo la conquista di Palazzo Chigi, dovrà essere spinto a redimersi da questa perversa propensione politica. Eppure questo stesso appello è anche il riconoscimento più manifesto della debolezza di una sinistra post-comunista come quella italiana che rifiutando il dialogo si dimostra ancora incapace di rappresentare tutti gli italiani che in quelle radici non si riconoscono.
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