martedì, ottobre 18, 2011

Civis bye-bye

Allora, notizia fresca e odierna, come si supponeva già da un po' oggi il tanto odiato Civis è stato sospeso. E con questo possiamo dire di avere letteralmente buttato nel cesso qualche milione di euro.
La motivazione ufficiale fa riferimento alla guida ottica che non corrisponderebbe a quanto contrattualmente previsto sulla base dell'offerta presentata dal costruttore in sede di gara. Insomma la tanto decantata "guida automatica", il pilota automatico che con un lettore ottico avrebbe dovuto guidare il veicolo (con la supervisione di un autista umano comunque) è una grossa ciofeca. Sembra che basti un po' di pioggia a mettere nei guai il sensore... senza pensare poi agli ovvi problemi legati alle linee dipinte sulla strada. E allora interviene l'autista? niente affatto, perché per via delle dimensioni smodate rispetto alle piccole strade di Bologna e del posto guida centrale con ridotta visibilità, nessun autista voleva (a ragione, probabilmente) assumersi questo rischio. Tanto che i vari sindacati erano già sul piede di guerra.

Ma perché siamo arrivati a questo punto?
Bisogna fare un piccolo salto indietro, nel lontano 2004, quando prima di andare al voto per le amministrative, il sindaco uscente Guazzaloca mise la firmetta sul contratto. Come mai? mah, ricordiamoci che aveva vinto le elezioni spingendo molto in campagna elettorale sulla critica al tram su rotaia dell'ex sindaco Vitali, però i finanziamenti già approvati per questo progetto di linea tramviaria facevano comodo e non si potevano perdere. E così è nata l'idea del tram su gomma, tanto strampalata da diventare credibile. Con tanto di nomignoli affettuosi, il tram su gomma all'inizio si chiamava Teo: Tram Elettrico a guida Ottica. Affascinante neologismo che, in nome della disinformazione di Palazzo (d'Accursio), nascondeva in realtà un banale filobus, solo più costoso, più ingombrante e più scomodo da guidare e che nessun'altra città al mondo aveva preso in considerazione dopo averlo sperimentato. Ma spinta fortemente dall'associazione dei commercianti, che l'hanno voluta come se fosse una questione di vita o di morte, gli stessi commercianti che negli ultimi mesi non hanno fatto altro che piangere per i cantieri (brutta categoria, quella dei commercianti).
E le reazioni? Ci sono state ovviamente, manifestazioni di piazza assieme ai cittadini, guidate da personaggi con nomi come Cofferati, Zamboni, Merola. E poi nientemeno che la Provincia di Bologna, che aveva addirittura (luglio 2004) presentato reclamo al TAR manifestando le incongruenze del progetto.

Poi la svolta. Cofferati vince le elezioni, riportando "Bologna la rossa" sotto il controllo della sinistra, dopo l'affronto di un sindaco di destra. E improvvisamente tutti cambiano idea. Cofferati e i suoi assessori Zamboni e Merola si convertono, decidono di abbracciare l'idea del Civis e lo modificano (in peggio ovviamente): non più linea che attraversa Bologna da est a ovest, ma banale navetta da San Lazzaro a Bologna centro. E nel contempo, con questo cambiamento di percorso, si conferma all'ATC il permesso di far passare i bisonti snodati (della FIAT, che controlla la Irisbus che fabbrica i Civis) sotto le due torri. Giustificando il tutto con la famosa argomentazione delle "penali" da pagare per un progetto già firmato. Ma un momento, il contratto non è nemmeno arrivato a Roma al ministero dei trasporti ancora, anzi c'è pure di mezzo un reclamo al TAR da parte della Provincia, che succede?! Eh niente, vinte le elezioni da Cofferati, il reclamo è stato misteriosamente ritirato. Se questo non fosse accaduto, molto probabilmente la pratica Civis si sarebbe risolta con un nulla di fatto, senza alcuna penale o con spese sicuramente minori rispetto a quanto abbiamo speso fino ad oggi.

Quindi, per riassumere i veri colpevoli e non un singolo capro espiatorio, eccovi una piccola lista: Giorgio Guazzaloca e il suo assessore alla mobilità Pellizzer; la presidentessa della Provincia Beatrice Draghetti e il vicepresidente Giacomo Venturi; Sergio Cofferati e l’assessore Maurizio Zamboni. E con loro tutti i segretari, di tutti i partiti, di tutti i colori.
Il povero Guazzaloca ormai ha pagato, dopo la doppia sconfitta Cofferati-Delbono è scomparso dalla scena; il suo pupillo Corticelli ("il nuovo che avanza") alle ultime elezioni ha fatto una figuraccia peggiore del terzo polo (vedi il candidato civico Aldrovandi supportato da Casini e Fini); Cofferati è sparito dalla scena politica italiana, ma atterrando sul morbido di una poltrona da eurodeputato a Bruxelles, grazie all'amico (ex segretario PD) Franceschini.

E la faccenda intanto va avanti, giudiziale ed extragiudiziale, in un'Italia dove ancora ci si arrampica sugli specchi per difendere l'indifendibile (un esempio? il ponte sullo stretto di Messina per dirne una, o la TAV in Val di Susa) e si insiste a sprecare denaro pubblico, che vuol dire soldi che abbiamo tirato fuori noi cittadini contribuenti. Solo le scuse alla città non si vedono.

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