La sinistra definisce poco serio quel Financial Times che giudicava serissimo sino a poco tempo fa, quando criticava Berlusconi: e deriderla è più che giusto. Rendere la pariglia, tuttavia, significa anche sentirsi più credibili nell'ipotizzare che la stampa estera, in generale, scrivesse sciocchezze allora e possa scriverle anche oggi. Nel caso, la precarietà di un governo Prodi è persino ovvia, e il Financial Times non fa che fotografarla: ma è dal 1994, per il resto, che tanta stampa italiana ha riscoperto quella estera solo per inglobarla nel grande circo bipolare e quindi per battagliarsi a colpi di Economist e New York Times. Ma qual è il saldo? Parlatene con qualcuno che la stampa estera la legga davvero: vi confermerà che il più delle volte gli articoli sull'Italia sono degli agglomerati di luoghi comuni e superficialità, e che gli articoli più strettamente economici, per contro, spesso sono scritti per uso interno e denotano la lungimiranza politica di un estratto conto. Quindi seguitiamo a leggere la stampa estera, per carità: ma leggiamo prima la nostra e ricordiamo per esempio che l'Economist, l'autorevole Economist, sull'Italia in definitiva non ne ha azzeccata una, e che non ha fatto che scopiazzare il peggio del nostro giornalismo che fa già abbastanza schifo di suo. Un giornalismo che oggi, a parte i soliti due o tre, vede il potenziale governo Prodi, da solo, semplicemente per quello che è.
Questo il parere di Filippo Facci edito su Il Giornale di oggi. Un commento che può essere riassunto in poche, semplici parole: quando la sinistra e i mass media italiani che le fanno da corollario la smetteranno d'incensare ogni scoreggia scritta oltre confine, ne guadagneremo tutti in capacità d'analisi.
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